Chi siamo?
"Quei ragazzi in pantaloni corti che girano con degli enormi zaini"...
E SOTTO I PANTALONCINI?
L'obiettivo dello scoutismo, al di là delle apparenze
"Quei ragazzi in pantaloni corti che girano con
degli enormi zaini". Quando, dieci anni fa, gli
scout di Castelfranco Emilia si lanciarono in una inchiesta
chiedendo ai cittadini modenesi: "Cosa le viene
in mente se le dico la parola scout?", non immaginavano
che la maggior parte delle risposte sarebbe stata di
questo tipo; vale a dire un po' esteriori. Certo, i
calzoncini al ginocchio in pieno inverno e lo zaino
da montagna colpiscono l'immaginario collettivo; ma
questa è solo la parte più appariscente
della proposta scout.
Per chi è dentro al mondo dello scoutismo le attività che si svolgono sono date pressoché per scontate, ma per coloro che non hanno contatti con questo ambiente educativo il tutto è spesso ammantato da un alone di mistero. Il fatto che gli scout adottino poi un gergo tutto loro, fatto spesso di termini tecnici o di sigle buffe, non aiuta certo a capirne di più. Se per esempio, mentre siete in treno, ascoltate la conversazione di due adulti che dicono: "Stasera abbiamo Co.Ca.", rassicuratevi: non sono narcotrafficanti che si organizzano per lo spaccio, bensì due educatori che si ricordano vicendevolmente l'appuntamento per la riunione della Comunità Capi. Facezie a parte, è bene ricordare innanzitutto che lo scoutismo è, come accennato sopra, un ambito educativo: quindi qualcosa di più ampio e articolato che non, per intenderci, un gruppo tipo "colonia" che fa delle gite in montagna o – peggio – un anonimo parcheggio che custodisce i bambini al sabato pomeriggio mentre papà e mamma se la spassano.
L'obiettivo di fondo dello scoutismo, indicato dal fondatore Robert Baden-Powell, è quello di crescere dei buoni cittadini: persone cioè che sappiano prendersi cura della realtà in cui vivono e lasciarla migliore di come l'hanno trovata.

Festa per gli 80 anni di scoutismo a Modena
Foro Boario - Settembre 2002
Tutte le attività proposte, sia quelle regolari come la riunione settimanale, sia quelle straordinarie (come uscite di due giorni, campi di due settimane in tenda e così via), convergono senza eccezioni verso questo obiettivo. Ovviamente per gradi: al lupetto di otto anni non si chiede di prendere una posizione sulla situazione mediorientale. Semmai, tramite la lealtà e il rispetto delle regole nel gioco di squadra, egli apprende nel concreto cosa significa osservare le leggi e giocare non solo per se stessi ma in team, avendo attenzione per gli altri. E scusate se è poco.
CON LE MANI, CON I PIEDI E CON IL CUORE
Cosa si fa negli scout
A memoria d'uomo, la parte più brutta di un campo scout non è essere sorpresi da un acquazzone mentre si cammina; non è vedersi invadere il campeggio da una mandria bovina; e non è nemmeno rimanere senz'acqua per giorni interi. Anzi, le esperienze sopraccitate – ci crediate o no – sono assai divertenti da affrontare (chi scrive può testimoniarlo in prima persona). No, la parte veramente noiosa dei campi è quando alla fine si ritorna a casa e, sedutisi finalmente a tavola con il resto della famiglia, i genitori chiedono puntualmente: "Allora, raccontaci un po' cosa hai fatto".
E' davvero difficile riportare quel che si combina agli
scout perché, alienate dal contesto in cui si
svolgono, le attività rischiano di sembrare tendenti
al masochismo, completamente folli, o più spesso
entrambe le cose insieme. In realtà v'è
una profonda riflessione educativa dietro alle iniziative
che vengono proposte dallo scoutismo; le quali sono
comunque troppe per poter essere elencate nel dettaglio.
E' possibile però individuare alcuni grandi aree,
al cui interno le attività si differenziano a
seconda dell'età dei ragazzi. Un primo ambito
molto importante è quello del gioco. Baden-Powell,
il fondatore dello scoutismo, consigliava di "fare
tutto con il gioco e niente per gioco". Il giocare
abitua al rapportarsi con gli altri, a rispettare le
regole, a saper vincere e anche a saper perdere.
C'è poi l'ambito forse più appariscente,
quello dello “scouting” vero e proprio:
quindi l'avventura in tenda, le costruzioni fatte di
pali e nodi, il contatto con la natura, le scarpinate
sui monti; ma anche, in un senso più cittadino,
l'esplorazione delle realtà circostanti.
L'abilità manuale è un'area
probabilmente meno conosciuta: la capacità di fare
qualcosa con le proprie mani (non solo nodi: oggettistica
con materiali di riciclo, costruzioni in legno, espressione
artistica) proviene da un'idea di "sapere per fare"
lontana anni luce da un astratto e vieto "sapere
per sapere". Ci sono infine le attività più
legate al saper stare in comunità: la vita di gruppo
con le sue strutture e le sue cerimonie, la valorizzazione
dei più grandi attraverso ruoli di responsabilità
e servizio verso i piccoli, l'educazione della fede, il
servizio verso i propri concittadini. A proposito di quest'ultimo
è bene segnalare che la stereotipata "buona
azione" del fare attraversare la vecchina agli incroci
è caduta in disuso dopo l'invenzione dei semafori
pedonali; vale a dire da diversi decenni! Tutte queste
attività vengono proposte sia durante le riunioni
settimanali sia durante le uscite di un fine settimana
o i campi estivi di dieci-quindici giorni: quelli più
difficili da raccontare per chi non li ha mai visti con
i suoi occhi. Ma se siete incuriositi fatevi avanti: molti
gruppi cercano cambusieri e cucinieri per l'estate. Anche
voi potreste vedere più da vicino il mondo dello
scoutismo; e starà a voi, a questo punto, rispondere
alla fatidica domanda: "Allora, che si fa negli scout?".
di Lorenzo Trenti